Coronavirus, il “Game Changer”

COVID19 è un’espressione temuta ovunque in giro per il mondo, un fenomeno che ha trasformato tutti gli aspetti della vita, dal nostro modo di vivere, alle relazioni con I nostri cari, gli amici, i colleghi e ha stravolto il mondo del lavoro.

Il coronavirus ha portato la più incisiva riduzione nel Prodotto Interno Lordo (PIL) dal 1995.
Secondo una stima preliminare, pubblicata da Eurostat, l’ufficio statistic della UE, il PIL destagionalizzato è diminuito del 3.8% nella euro-zona e del 3.5% nell’UE durante il primo quadrimestre del 2020, paragonandolo al quadrimentre precedente.

Prima che la pandemia devastasse l’economia europea e mondiale, solo il 5.2% degli occupati compresi tra I 15 ed i 64 anni aveva il “lusso” di lavorare da casa (Eurostats 2018). L’Olanda era in cima alla lista dei paesi membri della UE con il 14% dei lavoratori solito a svolgere il proprio impego da casa, mentre in Italia la percentuale era notevolmente più bassa (3.6%), fino ad arrivare al minimo in Bulgaria con solo lo 0.3% dei lavoratori a usufruire di tale metodo.

In segno di risposta al Coronavirus, i lavoratori di tutto il mondo si sono rivolti allo smartworking in tutti quei settori in cui è stato possibile continuare il proprio business. Lo smartworking permette agli impiegati di scegliere quando, dove e come svolgere il proprio lavoro usando sia tecnologie già affermate, che quelle più innovative. Non potendo essere effettuati meetings e conferenze di persona, a causa delle rigide misure restrittive introdotte nella maggior parte degli Stati membri dell’UE, gli incontri vengono organizzate online. Le aziende e le ONG, piccole e medie imprese hanno dovuto rivalutare e riorganizzare totalmente le proprie attività.

I partecipanti e le organizzazioni partner dei progetti Erasmus+ non sono da meno. L’intero concetto dei progetti Erasmus+ (promuovere la mobilità, la cooperazione internazionale, contribuire alla strategia dell’Europa per il 2020 per la crescita, il lavoro, la parità sociale e l’inclusione, così come le intenzioni di ET2020, il framework strategico dell’UE per l’educazione e il training) è a rischio durante questo periodo difficoltoso, ma le relative organizzazioni stanno trovando modi di portare avanti l’implementazione e la progettazione dei progetti, con il supporto e la guida delle istituzioni europee.

La Commissione Europea ha deciso eccezionalmente di aiutare il lavoro degli attuali e potenziali beneficiari dei progetti Erasmus+:
Sta applicando la massima flessibilità possible nell’implementazione del programma, all’interno dei limiti del quadro legale applicabile
Ha permesso alla Erasmus+ National Agencies di invocare “cause di forza maggiore”. Cio` gli permetterà di valutare la possibilità di accettare ulteriori costi fino ad una prestabilita massima sovvenzione. Potrebbe inoltre permettergli di posticipare le attivita` pianificate fino a 12 mesi per ogni progetto.
I mandati non devono essere firmati quando sottoposti per la proposta di un nuovo progetto (solo in caso di approvazione).
Come risultato delle difficoltà avute dai candidati a causa dell’epidemia, sono state posticipate le scadenze per la presentazione di alcune richieste (Erasmus+ Sport Actions, Key Action 1,2,3, European Solidarity Corps actions, Erasmus Charter for Higher Education).

Nella quotidianità di una organizzazione attiva nel campo dei progetti Erasmus+, tutto ciò significa monitoraggio costante della situazione, discussioni sempre più frequenti in merito alle attività nei progetti con le organizzazioni partner, meeting online transnazionali.

A partire dall’inizio di Maggio, molti degli Stati Membri dell’Unione Europea hanno iniziato ad allentare le restrizioni dovute al COVID19, preparandosi per una nuova fase contro la diffusione del coronavirus.
La libertà di movimento verrà ripristinata, i negozi verranno riaperti, le imprese potranno ripartire, ma tutto ciò richiederà un notevole carico di tempo e pazienza per potersi riprendere dal danno inimmaginabile causato dal virus.

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