Una volta che sei diventato maestro in una cosa, diventa subito allievo in un’altra. (Gerhart Hauptmann)

Questa frase ci sembra molto interessante, fa riflettere sul significato che possiamo dare alla parola cambiamento.
Si sente spesso parlare di cambiamento come di un salto nel buio, qualcosa di spaventoso, qualcosa da cui è meglio stare alla larga. In realtà il cambiamento è parte naturale del nostro vivere. Ciò che lo rende difficile è la resistenza ad esso che si acquisisce man mano che si cresce. Il bambino nei primi anni di vita si approccia al cambiamento come fonte continua di scoperta di gioia di crescita. Ogni giorno inserisce nel suo comportamento un nuovo schema e noi adulti sosteniamo e premiamo e festeggiamo il suo imparare. Poi ad un certo punto smettiamo di farlo.
Crescendo ognuno di noi trova benessere nel rimanere fermi, dentro la nostra zona di confort, il posto in cui ci sentiamo più al sicuro. Se smettiamo di allenarci ad imparare cose nuove, pian piano lasciamo sempre più spazio alla sensazione di paura nell’andare fuori dalle nostre abitudini.

La ricerca di un equilibrio statico va in contrasto con il mondo che ci circonda e questo provoca emozioni negative.
Il mondo è dinamico, la scuola è dinamica, le famiglie sono dinamiche, i bambini sono dinamici, il lavoro è dinamico. Dinamicità significa essere in presenza di forze che intervengono attivamente nelle strutture, creando continui mutamenti e variazioni. Chi entra nel mondo dell’educazione pensando di potersi stabilizzare in ‘’cattedra’’, chi pensa di poter crescere i proprio figli ricalcando i sistemi genitoriali, chi crede ti poter condurre un attività come ha sempre fatto, proverà presto frustrazione, delusione e profonda solitudine. Nella consapevolezza che tutto cambia e cambia velocemente, non possiamo stare fermi. Il sentirsi inadeguati davanti ad un figlio che fa i capricci, ad un adolescente che non parla, ad una classe che non ascolta o ad un dipendente demotivato, deve essere percepito come un ottimo segnale di allarme per cui mettere in atto delle azioni. Se vogliamo rimanere al passo o, meglio ancora, fare la differenza, formarsi in modo continuo e permanente non sarà solo un dovere, ma un piacere e una necessità. Educare, condurre, tirar fuori ciò che già dentro di noi, affrontiamo il cambiamento come un’opportunità di crescita, alleniamo la nostra capacità di Imparare ad Imparare, generiamo continui strumenti che ci permettono di generare continui nuovi equilibri.

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