La scuola è finita: “e adesso?”…tutti al centro estivo!

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La scuola è finita: “e adesso?”. Questo si chiedono spesso le famiglie durante i primi giorni di giugno, quando le attività scolastiche e ricreative pomeridiane vengono sospese per la lunga pausa estiva.

Se un tempo le vacanze si vivevano principalmente nella cerchia familiare o con i vicini di casa, la radicale mutazione della famiglia e della società ha condotto ad un cambiamento sul dove e sul con chi passare i mesi estivi per le nuove generazioni. Il bisogno delle famiglie di trovare un valido appoggio per i figli durante i mesi estivi è diventato notevole e ha fatto sì che sbocciassero molte realtà a colmare questa necessità: ecco la nascita dei centri estivi, i quali hanno principalmente l’intento di aiutare le famiglie che lavorano, trasformandosi in luoghi di accoglienza per i bambini e i ragazzi durante l’orario lavorativo dei genitori.

In passato esistevano solamente le cosiddette “colonie”, che rappresentavano delle vere e proprie vacanze organizzate, dare i figli dei dipendenti di alcune aziende potevano trascorrere un tempo di riposo e di divertimento, all’interno di strutture alberghiere o all’interno di campeggi, accompagnati da animatori specializzati.

Il fatto che, nella maggior parte delle famiglie, entrambi i genitori sono impegnati nel lavoro anche durante il periodo estivo, ha fatto sì che anche molte aziende italiane, allineandosi con le “sorelle” europee, abbiano incrementato il proprio programma di welfare aziendale. Nel 2017, secondo il rapporto welfare index, la conciliazione vita-lavoro ha avuto un notevole incremento dal 22% al 31%. Le iniziative di welfare più gradite dai lavoratori sono, infatti, la sanità integrativa e le prestazioni di prevenzione e le forme di conciliazione vita-lavoro.

Da luglio ad ottobre 2017 l’Istituto tedesco qualità e finanza, in collaborazione con Hrc Group e EasyWelfare, ha svolto un’indagine sul welfare aziendale coinvolgendo circa 3000 aziende italiane. Nelle esigenze dei dipendenti grande rilievo ha avuto la categoria conciliazione vita lavoro e la richiesta di campus estivi e invernali (51,8%).

In questo senso i centri estivi sono una novità assoluta che rispecchia il cambiamento della nostra società. Queste strutture di accoglienza dei bambini e degli adolescenti sono esistite anche nei decenni passati ma in questi ultimi anni il fenomeno ha assunto dimensioni e connotati differenti.

Negli ultimi anni, infatti, si è verificato un notevole aumento non solo nel numero delle proposte, sempre maggiore sia in città che nell’hinterland, ma anche nella varietà dell’offerta ricreativa. Molte realtà propongono camp dedicati allo sport (specifico o multidisciplinare), altre immerse nella natura; altre ancora improntate sull’arte. Anche l’oratorio propone la sua versione estiva, inserendosi nella ampia gamma di proposte. Insomma: oggi l’offerta è talmente ampia che si trovano una moltitudine di opzioni per tutti i tipi di personalità, gusti, desideri e bisogni.

Ci troviamo in una società nella quale i giovani trascorrono la quasi totalità della loro giornata scolastica seduti ai banchi per molte ore, hanno un tempo libero occupato da molte attività già programmate e occupano i loro piccoli spazi vuoti tra televisore o internet. Al di là dell’offerta sportiva o creativa del singolo centro, tutte queste realtà hanno un denominatore comune: danno la possibilità ai bambini e ragazzi di “uscire” e confrontarsi. Avere l’opportunità di passare del tempo all’aria aperta con altri coetanei è davvero un occasione favorevole, per risvegliare la gioia della condivisione, ritrovare l’energia del movimento e la creatività di gioco nei momenti liberi, imparare cose nuove divertendosi e capire l’importanza e la bellezza di essere parte di un gruppo.

Ecco, allora, che le famiglie riconoscono i centri estivi come importanti per la formazione personale dei più giovani, facendo esperienza che questi luoghi di ricreazione e aggregazione, oltre che un valido appoggio alternativo ai nonni (pilastri del welfare italiano), diventano un buon supporto educativo.

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