Parto o non parto? Non mi perdo Pardo!

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Ore 18 di un pomeriggio di metà Aprile: mi sono appena confrontato con Paolo sulla lettera motivazionale che devo mandare all’Associazione Nazionale Giovani per prendere parte all’evento La Formula dell’Europa, che si sarebbe tenuto a Roma tra il 4 e il 5 Maggio. Era stato lo stesso Paolo a farmi scoprire questa opportunità, insistendo su quanto potesse essere interessante. I miei dubbi sulla possibilità di prendervi parte si erano sciolti come neve al sole nel momento in cui ho scoperto in che location si sarebbe tenuto. Studio Storia all’università e non sono mai stato a Roma. Aldilà dell’evento, il cui intento dichiarato era quello di mettere in contatto diversi giovani provenienti da ogni parte d’Italia e di informarli sulle opportunità offerte dall’Europa per loro, l’attrativa della città eterna aveva debellato ogni dubbio, spingendomi a scrivere una lettera estremamente curata e attenta a ogni dettaglio. Peccato che il form da compilare fosse online, e l’attesa necessaria per confrontarmi con Paolo avesse fatto trascorrere il tempo limite per l’invio della domanda di partecipazione. Con la rabbia di chi ha subito un’ingiustizia da un’entità astratta, scrivo una seconda lettera, di cui non sono soddisfatto, ma in cui confido per ottenere l’approvazione alla partecipazione a questo evento misterioso (sì, perché il programma sarebbe stato inviato solo ai partecipanti una settimana prima dell’evento).

Ore 18 del 5 Maggio: sono felicemente dormiente sul treno di ritorno per Milano. Sono passate 36 ore dalla mia partenza, le attività sono durate poche ore, dalle 16 alle 20.30 del 4 Maggio e dalle 10.45 alle 13.15 del 5 Maggio, ma il bagaglio che mi porto a Milano è ben più consistente dello zaino riposto tra le mie gambe. Arrivo a Roma alle 10.15, scendo dal treno e inizio a camminare, ho 3 ore prima di dover essere in albergo e voglio vedere quanto più possibile. Al mio arrivo in hotel incontro i primi partecipanti, scambiamo due parole e subito mi sento immerso in quella particolare atmosfera che si crea in questi eventi a partecipazione volontaria il cui obiettivo è quello di mettere in contatto le persone. Sono quasi tutti in gruppi, io sono da solo, ma, chiedendo consigli su cosa andare a vedere quella sera, vengo subito accolto e “preso in custodia” da un gruppo di ragazzi abruzzesi che sono stati parecchie volte a Roma. Insieme ci dirigiamo verso le officine Farneto, dove si svolgeranno le attività: un bellissimo luogo immerso nella natura che cresce rigogliosa sopra il Foro Italico e lo stadio Olimpico. Il pomeriggio è dedicato alle esperienze di giovani che hanno avuto successo nel promuovere un progetto o un’idea attraverso la loro intraprendenza, portate come esempio da cui trarre ispirazione. Vengo ispirato il giusto, ma ne approfitto per capire chi ha idee simili alle mie, chi mi può aiutare a capire meglio una serie di cose che non possono essere spiegate a livello ufficiale e chi ha voglia di mettersi in gioco e aprirsi con gli altri. Questo processo viene avviato con un workshop sull’educazione non formale ma, a dirla tutta, è massimizzato dalla cena a buffet con vino e birra a disposizione. Parte un karaoke multiculturale, terroni e polentoni si mischiano in un’unica entità cantante, creando quel gioco di sguardi ed entusiasmi condivisi che ti aiutano a superare le barriere che ogni persona si costruisce per proteggersi. Il ritorno all’albergo è il momento più produttivo: i mezzi pubblici di Roma ci permettono di avere tutto il tempo necessario per approfondire argomenti d’interesse comune e presentare le rispettive realtà di provenienza, si crea così quella base di fiducia e quella voglia di stare insieme necessaria per avere la forza di farsi un giro nella Roma notturna: partiamo in 50 dalla hall dell’albergo alle 23. Alcuni sono partecipanti che dormono li, altri romani che si sentono in dovere di presentarci la loro città, a me in primis che sono l’unico neofita della città. Anche se tornati in albergo a notte fonda, il mattino successivo siamo tutti a colazione e nessuno arriva in ritardo alle attività. L’attività del mattino è un finto talk show per presentare il programma Erasmus e il conduttore è il grande Pierluigi Pardo. Per uno come me, che ha sempre strizzato l’occhio al giornalismo sportivo, criticandone tuttavia i limiti in Italia, è un incontro significativo: giornalista brillante e competente, si dimostra comunicatore di primo livello e riesce nel suo intento di valorizzare le storie inerenti a Erasmus, di cui è stato fruitore negli anni 90. Si arriva al pranzo e ai saluti, l’energia, altissima per 24 ore, inizia a scemare e ognuno di noi inizia a pensare al ritorno all’ordinario. Io raggiungo la stazione da solo, voglio assaporare gli ultimi momenti di questa esperienza e fermarmi a pensare a quanto la condivisione e l’uscita dai canonici canali di comunicazione e comportamento riescano a sopperire alla mancanza di sonno e a nutrire le persone con un’energia che è dentro ognuno di noi. L’ultimo pensiero prima di dormire per tutto il viaggio è a quel pomeriggio di metà Aprile, a quell’ora spesa dopo le 18 a scrivere controvoglia e insoddisfatto; il pensiero di rinunciare, di fronte all’ennesima difficoltà quotidiana, era balenato nella testa, ma, in fondo, le nostre parole d’ordine sono “non mollare mai” e “provare per credere”.. Beh, ho provato e ora ci credo! E voi?

Nicolò Mura,
jolly ufficiale di ASD L’Orma,
in questo caso in veste di ambasciatore nazionale.

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