Multidisciplinarietà: approccio creativo allo sport e al futuro

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Nel corso di non molti decenni il concetto di movimento e di sviluppo del senso motorio nei bambini ha subito un notevole cambiamento, non solo nelle modalità di approccio e apprendimento ma anche nell’effettivo sviluppo coordinativo. Ma nella realtà questi due fatti non possono essere scissi.

Per spiegare meglio questo concetto basti pensare allo stile di vita degli anni ’50. I bambini, ancora prevalentemente estranei alle moderne tecnologie, avevano la possibilità di passare molto tempo all’aria aperta, a giocare, a correre, a confrontarsi con ostacoli e coetanei. Così facendo essi, senza nemmeno accorgersene, sviluppavano i loro schemi motori di base (camminare, correre, strisciare, gattonare, rotolare, etc…) e perfezionavano notevolmente la loro coordinazione. Nel 1959 lo sport era un’attività per pochi (circa 1 milione 230 mila persone), praticata soprattutto da maschi (il 90,8% dei praticanti) e da adulti (solo l’1% aveva meno di 14 anni).

I bambini di oggi, invece, molto attratti dai supporti tecnologici come tv, videogiochi e internet e con poco tempo libero a loro disposizione, più difficilmente possono dedicarsi allo sviluppo motorio autonomo. I dati Istat e dell’Osservatorio Okkio alla Salute (del Ministero della Salute-Istituto Superiore di Sanità) parlano chiaro: solo un bambino delle elementari su dieci fa attività fisica in modalità e quantità adeguate; uno su cinque fa sport, ma non più di una volta a settimana; quattro su dieci invece dedicano a Tv o videogiochi tre ore o più ogni giorno.

Gli unici momenti in cui esprimono e sfogano la loro necessità di movimento sono quelli dedicati allo sport frequentato durante il pomeriggio. Il panorama promozionale per lo sport giovanile offre un’amplissima gamma di scelta: calcio, danza, basket, ginnastica artistica, nuoto… Tra i 6 e i 10 anni d’età si raggiunge la percentuale più alta di praticanti sportivi in forma continuativa, il 59,7% dei bambini è sportivo. Nel biennio 2013-2014 la fascia d’età con la più alta percentuale era quella 11-14 anni. La pratica sportiva in Italia sta incrementando, probabilmente, anche perché il messaggio che fare sport sia qualcosa di positivo e benefico per tutte le età, viene quotidianamente veicolato, con sempre maggior frequenza, da numerosi canali di comunicazione. Nelle fasce d’età successive, seppure diminuiscono gradualmente le percentuali di praticanti sportivi, nel 2016 si raggiungono i dati migliori degli ultimi anni. I giovani fra i 10 e i 24 anni che hanno interrotto l’attività sportiva lo hanno fatto prevalentemente per mancanza di tempo o motivi di studio e, in misura minore, per mancanza di interesse, motivi economici o per stanchezza e pigrizia.

Ritornando all’esempio di cinquant’anni fa, possiamo affermare che non è un caso che i bambini fossero molto coordinati e reattivi a diversi schemi motori. Il motivo di questa relazione è la multidisciplinarietà.

Spesso lo sport praticato da un bambino, con molta probabilità, non sarà quello che praticherà per tutta la sua vita: ecco, dunque, che l’approccio multidisciplinare, che alterna molte discipline sportive all’interno di uno stesso percorso, diventa importante perché sviluppa molte competenze diverse che potranno essere spese nel futuro, sia nello sport che nella vita quotidiana.

Le attività sportive dovrebbero dunque includere nel loro approccio proprio questa programmazione: un’interazione tra diverse discipline, individuazione e proposta di aspetti complementari tra diversi sport e introdurre aspetti innovativi dello sport specifico. Questo percorso consente la realizzazione di un bagaglio motorio basato sugli schemi motori di base, indispensabile per gli ulteriori apprendimenti. La pratica di attività multilaterali produrrà una ricchezza di esperienze, che determinerà apprendimenti significativi, i quali, immagazzinati nella memoria motoria, amplieranno le funzioni motorie producendo nuove abilità. Il risultato sarà quindi un gesto economico, in quanto il ragazzo potrà scegliere, dal proprio patrimonio motorio, il movimento più efficiente, ciò lo renderà più sicuro e lo porterà al miglior rendimento.

All’origine di un approccio multidisciplinare c’è un problema, la cui soluzione richiede l’integrazione di più punti di vista. E’ in sintesi, una relazione tra discipline volta al maggiore sviluppo delle competenze e il raggiungimento di obiettivi cognitivi.

I bambini dai 4 ai 12 anni dovrebbero praticare attività fisiche o sportive con un approccio multidisciplinare, non solo per sviluppare tutte le abilità motorie e cognitive generali a cui potrà attingere per tutta la vita, ma anche per mancanza di competenze motorie specifiche legate all’età stessa. Prima della fase adolescenziale il bambino necessita di sperimentare tutte le tecniche, affinarle man mano che cresce per poi scegliere un’attività sportiva specifica solo dopo i 12 anni.

I principi metodologici dell’attività giovanile sono:

  • Dall’elementare al complesso
  • Dal facile al difficile
  • Dal generale allo specifico
  • Dal globale al particolare

La monodisciplinarietà (ossia lo sport specifico e indirizzato all’apprendimento dei gesti motori solo relativi a quella disciplina stessa) ha come vantaggio di essere un modello autosufficiente ma di contro rimane poco sensibile alla complessità. Sviluppare diverse competenze su più fronti permette all’individuo anche di avere maggior consapevolezza, auto-percezione corporea e di conseguenza di migliorare anche nelle attività specifiche.

La monodisciplinarietà è passiva, l’approccio multidisciplinare è creativo.

“Gli atleti adulti si allenano per il presente, i giovani si allenano per il futuro”.

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